“Cumbia Nera”, l’esordio ufficiale delle Ginger Bender, in esclusiva per Sentireascoltare.


Rocketta è lieta di annunciare l’uscita del videoclip di “Cumbia Nera” delle Ginger Bender, in esclusiva per Sentireascoltare. Il singolo anticipa la pubblicazione dell’album d’esordio “Tieni accesa la luce”, in uscita il 27 aprile 2018 per Rocketta Records.
Le Ginger Bender presenteranno il loro album con uno showcase previsto per giovedì 5 aprile al Biko di Milano. A seguire, in tour in tutta Italia con Rocketta Booking.
Con la regia del giovane video-maker siciliano Emanuele Torre, il videoclip si avvale di suggestive location quali il Museo Albergo Atelier sul Mare (Castel di Tusa, in Sicilia) e le opere “La memoria poteva non esserci”, “Monumento per un poeta morto” e “Labirinto di Arianna”, gentilmente concesse dal Presidente della Fondazione Fiumara d’Arte Antonio Presti.
“Cumbia Nera” è un omaggio a tutti i generi musicali nati da condizioni tragiche come schiavitù e razzismo. Si pensi al gospel, il blues e il jazz, generi di matrice nera africana, dove ritmo e melodia si fondono fino a creare una vera e propria medicina, una valvola di sfogo tramite la quale esorcizzare la sofferenza, la frustrazione, urlare il proprio dolore per sopravvivere e concedersi un po’ di felicità.
 È proprio questa l’estrema forza e potenza di questi popoli a cui l’uomo bianco ha strappato le radici, annientato la storia e la cultura.
Il brano è una critica alla nostra ipocrisia e alla visione distorta del mondo, ispirato ad un passo del film biografico “Malcom X” di Spike Lee, in cui il protagonista in carcere conosce un predicatore islamico che lo invita a prendere il vocabolario e cercare le parole “bianco e nero” e riflettere sul significato semantico attribuito a queste parole: NERO è sporco, negativo, malvagio, morte; BIANCO è esattamente l’opposto, puro, semplice, casto, innocente.
Nel video emergono così i contrasti. Tra colori, luci ed ombre ci si trova per poi riperdersi. Un invito quindi ad una presa di coscienza, a rendersi conto che spesso siamo prigionieri inconsapevoli dei nostri pregiudizi.