ULTRAVIXEN


Una delle più longeve e rappresentative realtà della scena “noise” catanese, nata dalle ceneri dei Jasminshock (dell’entourage degli Uzeda per intenderci). Dal power trio al quartetto, dall’inglese all’italiano, con un impatto live notevole a marchiarne l’identità.

LE ORIGINI 
Alessio e Jamaika (chitarra e basso) si conoscono da una vita, dal giorno in cui Jamaika entrò nella sala prove degli Youth Against Fascism con le buone intenzioni di meritarsi quel soprannome (il reggae non c’entra, fate vobis). Jamaika andava a farsi una scannata (improvvisazione musicale in garage) con ragazzi più giovani di lui (Alessio/Vonsik, Salvo/Saiwor, Flavia/Flavia), ma a Catania in quegli anni ognuno poteva giocarsi la sua chance in una jam session. Da lì a poco, la scannata sarebbe diventata una delle rivelazioni musicali più interessanti e apprezzate dell’undergound italiano, i Jasminshock (sound anti-statico e meccanico con una lirica isterica attraversata da una chitarra al vetriolo, visioni ciniche, no politically correct, dell’entourage degli Uzeda). Così, suonando e registrando, passa un decennio e proprio all’apice dell’affermazione la band non regge e si scioglie nel 2006.
ULTRAVIXEN POWER TRIO
Dalle ceneri dei Jasminshock risorgono ancora una volta Alessio (Edy Grasso) e Jamaika (Nunzio Micalizzi), che cercano un batterista che gli faccia girare la testa: lo trovano, eccome se lo trovano, Carmelo Di Paola (Jerica’s), un ex enfant prodige della batteria, che nel giro di una mezza dozzina di prove si merita pienamente l’appellativo di Fabulous Carmelo. Il power trio si mette al lavoro e nel giro di un anno esordisce ai Mercati generali di Catania per presentare l’album Avorio Erotic Movie (Wallace Records).

La stampa accolse l’album così:

“Avorio Erotic Movie non disattende le premesse gettate anni addietro. Diretto, incompromissorio, sudato; vestito di pelle e borchie; irriverente e spasmodico; in parti uguali r’n’r, wave e post-punk, ma sempre e comunque illuridito da una patina grassa di noise come se ne produceva nel periodo aureo del Lower East Side, a occhio e croce un milione di anni fa”. Stefano Pifferi (SentireAscoltare).

“Una delle migliori uscite del nuovo anno, essendo un concentrato di quanto di meglio è stato prodotto dal rock underground negli ultimi venti anni.” Gabriele Barone (Il Mucchio Selvaggio).

“Questo trio è attualmente la miglior macchina rock’n’roll in circolazione almeno in Italia.” Vittorio Lannutti (FreakOut)

“Di diritto nei dieci dischi tricolori dell’anno. Un razzo sparato dalla Sicilia. Devastante per intensità. Tramortente per manifesta superiorità.” Emanuele Tamagnini (Nerds Attack)

Il tour che seguì l’album fu senza soluzione di continuità, per due anni un moto perpetuo di un centinaio di apprezzate live session su e giù per la penisola.
IL RISKIO 
Quattro anni dopo, rieccoli in pista, pronti a promuovere con altrettanta veemenza che contraddistinse l’esordio, il secondo disco Il Riskio (sempre per Wallace) le cui novità sono: le trame dei brani più compatte e concrete pur rimanendo ancorate ai riff e alla ritmica post-punk; il cantato, più maturo ed in italiano, e la presenza di Dario Blatta (synth, chitarra) dj del duo electro Blatta & Inesha. C’è ancora il treno di chitarre del passato, sferraglianti, fradice fino al midollo di distorsioni e riverberi; ma ora al servizio di un indie rock potentissimo ed evoluto, ancorato alla scuola di Chicago e debitore di certo 90’s college alt/rock; ma con personalità propria.

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